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Rocco JENCO, classe 1960. Scopre la musica e teatro popolare nel 1976. Inizia ad esibirsi in pubblico nella Scuola e poi con varie compagnie teatrali. Ama sempre di piu' la musica e la sua diventa una scelta di vita. Completa gli studi musicali di chitarra studiando con Carlo Carfagna illustre Maestro del Santa Cecilia di Roma e Mario Dell'Ara noto musicologo e storico italiano della chitarra. Ha frequentato svariati seminari di perfezionamento di chitarra classica, musica d'insieme e composizione, in particolare con il Maestro Alirio Diaz (famoso chitarrista e allievo prediletto di Adres Segovia) e con Arturo Danesin (primo flauto dell'Orchestra sinfonica della RAI e del quale ha curato anche alcune incisioni discografiche). Ha svolto attivita' didattica presso licei musicali e scuole civiche, presso il conservatorio e anche presso corsi di perfezionamento nazionali ed internazionali.

La musica antica e la musica popolare sono le sue specialita' e con esse partecipa a manifestazioni nazionali ed internazionali (solo per citarne qualcuna, il Festival Internazionale di Castroreale, il Festival Internazionale del Teatro di Asti, il 50° Anniversario dell'Emigrazione Italiana in Belgio, il Festival Nazionale dei Cantastorie di Casalecchio di Reno, di Castelfiorentino, Concerto Multietnico del 1° maggio a Roma, ha svolto attivita' conceristica anche a Parigi, Bruxelles, Liegi, Brugge, Colonia, ecc.).

Di scuola siciliana e' considerato attualmente, lui stesso un capo scuola, "ha apportato infatti diverse innovazioni al classico poemetto in rima bitematico cantastoriale, aprendo una possibile strada futura a questa arte", rendedola cosi' più attuale.

 

Nel 1988 viene premiato come migliore interprete della chitarra popolare al Festival Nazionale dei Cantastorie e della Musica Popolare "Il Cantamille", esibendosi con nomi illustri della musica popolare italiana.

 

Nel 1998 a Castelfiorentino (FI) gli e' stato dedicato il libretto del Festival Nazionale "InCanti & Banchi" e sono state pubblicate le sue piu' conosciute composizioni di musica popolare.

Nel 2000 ha rappresentato l’Italia popolare nella famosa manifestazione multietnica del 1° Maggio a Roma (Piazza Navona) rispetto a 38 nazioni presenti alla rassegna e a prestigiosi nomi dello spettacolo italiano (Antonello Venditti, Kim Rossi Stuart, Giuliano Gemma, Banco del Mutuo Soccorso, Tony Esposito, Gianni Ippoliti, Enzo Avitabile, Stefano Rosso, ecc.ecc.).

Nel 2000 gli e' stato assegnato il "Premio Radici" e la cittadinanza onoraria di Riace.

Nel 2016 si è classificato Secondo al Concorso Nazionale dei Cantastorie "Giovanna Daffini".

 

Ha partecipato spesso a numerose registrazioni discografiche, radiofoniche e televisive sia regionali che nazionali (reti RAI comprese: TG1, TG2, TG3, Cronache Italiane, Weekend, Videosapere, ecc.) ed ha anche lavorato per la televisione tedesca WDR di Colonia (Westdeutscher Rundfunk Köln).

Molte fra le maggiori testate giornalistiche hanno almeno una volta scritto su di lui (La Stampa, La Repubblica, Il Messaggero, Press Agency International, Spectacle, Nuova Armonia della RAI, Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Mezzogiorno, La Gazzetta del Sud, Il Quotidiano, ecc. ecc.).

 

Ha lavorato anche per il Teatro Stabile e il Teatro Alfieri di Torino, la Torino Spettacoli, il comune di Torino, la regione Piemonte, la regione Sicilia e per l'USEF in numerosi stati europei (Germania, Francia, Belgio, Olanda, ecc.).

 

Ha scritto un libro di racconti popolari pubblicati separatamente su diverse riviste.

 



Su di lui hanno scritto

 

La Stampa

Rocco Jenco attraverso la sua voce forte e vibrante, accompagnato da una chitarra colta, diffonde in Italia e all'estero la storia della sua terra.

 

Il Messaggero

Anche il cantastorie Rocco Jenco, noto da tempo in tutt’Europa per le sue storie musicate, al concerto multietnico di Piazza Navona del 1 maggio...

 

La Repubblica

Con entusiasmo, grinta, una chitarra impeccabile e colta Rocco Jenco ha emozionato il pubblico dimostrandosi artista di elevato talento.

 

Melo Freni (regista e giornalista della RAI) :

Rocco Jenco e' un chitarrista di spicco a livello europeo e un grande musicista.

 

Nuova Armonia (periodico della RAI) :

Impeccabile esecutore ed applauditissimo interprete.

 

Arturo Danesin (primo flauto dell'Orchestra sinfonica della RAI) :

Musicista fine e colto si dedica con entusiasmo alla ricerca, studio e valorizzazione della musica popolare, rielaborando melodie per chitarra e vari strumenti. Tra i suoi molteplici interessi sono degne di nota le sue collaborazioni in ambito teatrale in qualita' di autore ed interprete…Pirandello…Montale…ecc.

 

Jonio Star

Rocco Jenco e' riuscito ad immergersi totalmente nel patrimonio di storia, sentimenti e tradizioni popolari esprimendoli con il proprio modo di sentire e di fare musica: storiografo attento, poeta commosso e smaliziato.

 

Gazzetta del Sud

Ascolterete storie cantate con entusiasmo e con grande passione, accompagnate dal suono di una impeccabile chitarra: tutto un repertorio di sua composizione nel quale ha saputo trasfondere con semplicita' e professionalita' i secolari temi dell'amore e dell'emigrazione.

 

Il Quotidiano

"Jenco riesce a commuovere senza cadere nella retorica coi temi del ricordo: ironico al punto giusto, rispettoso della tradizione dei cantastorie, portavoce dell'animo e dei gusti popolari di cui e' capace farsi straordinario interprete

 

Sara Galante Garrone (scrittrice e poetessa) :

La sua chitarra e' uno sprazzo di luce nell'azzurro.

 

La Sicilia

...Rocco Jenco grande specialista della musica popolare.

 

Enrico Ansaldi (filologo ed esperto di cultura popolare) :

Brillante concertista di chitarra classica, Rocco Jenco, invece di sentirsi appagato dei suoi successi, percepisce, inizialmente ad uno stato embrionale e confuso, via via sempre piu' nitidamente, che la sua funzione e' quella di cantare la Storia. - Ma quale Storia ? - La "Storia" ha sempre due angolazioni visive: quella di chi la fa e che viene narrata col titolo di "Storia ufficiale", e quella di chi la subisce (Controstoria), di cui alcuno se ne cura.

Quando si delinea in maniera netta il quadro del suo "essere" in questa societa', Rocco capisce che il suo dovere primario e' quello di cantare la Controstoria, cosi' abbandonando la musica classica e la "musica colta", diventa Cantastorie.

Laddove i testi ufficiali non hanno tempo e modi per parlare della vita, dei sentimenti, della quotidianita' del popolo, "vittima primaria" della Storia, Rocco si sofferma ad analizzare le istanze del popolo, con le aspirazioni, le aspettative e le speranze, uguali in ogni epoca e ad ogni latitudine. Nella sua poetica Jenco non e' imparziale, almeno nell'accezione piu' intrinseca del termine: egli sta sempre dalla parte degli umili, degli oppressi, dei diseredati, dei puri di una purezza primitiva che tenta sempre di comprendere e giustificare perché qualsiasi azione e' mossa dall'istinto di conservazione che diventa istinto di elevazione spirituale e tende a perpetuare il rito della salvazione, ben al di la' di credenze e misticismi vari.
Senza tradire la lingua, per penetrare piu' a fondo nel cuore, Rocco riesce a cantare la storia con forza vibrante di passione di artista popolare cioe' creatore di arte popolare che e' tale soltanto se riesce ad essere interiorizzata spontaneamente; se riesce a far prendere coscienza del proprio essere interprete e non figurante; se affonda le sue radici e scava nella vita del popolo.
Nelle sue opere, pregne di atti d'amore e di tremendi atti d'accusa, Jenco canta storie del Mediterraneo, fra antico e nuovo, classico e moderno, storie di dolore, fame, stenti, privazioni, storie fatta di sangue innocente: un inno al rimpianto e nello stesso tempo ad un bisogno prorompente di Speranza.

Nella nostalgia del tempo passato e di una vita fatta di piccole, semplici cose, di giochi innocenti , di "cunti", di favole o ninne nanne rimane solo il ricordo. - O la Speranza ? - Speranza che quotidianamente muore, col distacco dalla propria terra, dalla propria vita, per poi risorgere col ritorno verso quella terra che chiama, perche' il sangue chiama e le illusioni restano!
Ma la speranza e' sempre presente, talora in modo triste, amaro, tragico, fino a spingere all'estremo il bisogno di uguaglianza: la morte!! Che libera dalle caratteristiche ufficiali: nome, eta', titoli, possedimenti, e fa diventare UOMINI.

Gli uomini, nella foga di fare la Storia, hanno ucciso la poesia, rendendo privo di identita' (dignita'?) l'Uomo, privandolo del volto: l'Uomo conserva il corpo, le movenze ma non il volto: senza volto e quindi senza occhi vede il mondo grazie agli occhi del poeta-cantastorie, occhi che riflettono il cuore, i sentimenti, gli stati d'animo, le angosce, le ansie della continua lotta per la sopravvivenza...

In tutta l'opera di Jenco pesa come un macigno l'umilta' con la quale ad ogni istante ci pone di fronte ad un dilemma: e' la vita che vive circondata dalla morte o e' forse la morte che vive la sua vita ? Resta, comunque, al di la' di ogni possibile risposta, il suo disperato tentativo di bisogno della Speranza!".